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Sei morti, una donna dalla doppia identità e un filo invisibile che li lega in una Milano degli anni '70, così come la vedeva l'autrice. Una città che stava cambiando e che da lì a poco non ci sarebbe stata più. «Milano è una città strana: grande, isolante, disperante, non rifiuta l'ospitalità ma costringe ancora gente alla miseria; è il paese dell'integrazione, della disintegrazione, delle lotte in strada, delle rivendicazioni operaie, della rivolta studentesca; è la capitale dello 'shopping', il crocevia delle deformazioni dei costumi italiani; è la passerella delle novità del comportamento e della moda; ha creato il maggior numero di salotti letterari eppure è la città che più rifiuta il contatto mondano degli intellettuali; è la città del tecnicismo, dell'efficienza, della razionalità, del massimo profitto; è la città nebbiosa, mitica che portò De Sica e Zavattini a inventare 'Miracolo a Milano', ed è la grande fiera del panettone, simbolica pianificazione dei riti festaioli del Natale».